Per chirurgia etimologicamente
si intende una attività lavorativa manuale.
In effetti essa si identifica
nella scienza che si occupa di studiare quelle
malattie che potendo essere curate con le proprie
mani vengono appunto dette chirurgiche. Considerata
una branca dell'arte medica in realtà riveste
pari dignità, come testimonia la storia
della sua evoluzione, delle contrapposizioni e
dei percorsi diversificati rispetto alla medicina
nel corso di molti secoli e la definitiva riunificazione
in un corso di studi universitari comune che conferisce
appunto la laurea in Medicina e Chirurgia.
Si interessa dei vari aspetti
(eziologia, diagnosi, terapia) di tutte le patologie
di sua pertinenza e pertanto è detta Chirurgia
Generale. Ma anche di molte malattie considerate
mediche e che possono diventare chirurgiche per
vari motivi: complicazioni, non responsività
alla terapia farmacologica, scelte del paziente.
Nel corso dell'ultimo secolo
lo sviluppo delle conoscenze, la specificità
di approccio a determinate malattie ed il loro
incremento, problemi organizzativi, hanno reso
necessario suddividere la Chirurgia Generale in
numerose branche specialistiche. Alcune dedicate
alla medesima Patologia generale: Chirurgia Oncologica,
altre volte a quella specifica d'organo o di apparato:
Cardiochirurgia, Chirurgia Toracica, o ancora
alla medesima finalità: Chirurgia Plastica
e Ricostruttiva, o caratterizzate da tecniche
peculiari: Chirurgia Laparoscopica, Chirurgia
Robotica, Chirurgia Endoscopica. In alcuni casi
esistono, nell'ambito della stessa branca, ulteriori
specializzazioni; come ad esempio la Chirurgia
della mano nell'ambito di quella ortopedica.
Scuole di specializzazione
in chirurgia e chirurgie specialistiche
Storia della chirurgia
Nel 1761 il grande
anatomico forlivese Giovan Battista Morgagni pubblica
il "De sedibus et causis morborum per anatomen
indagatis", un'opera fondamentale, frutto
di studio accurato dei reperti autoptici raccolti
in decenni di attività a Bologna, Venezia
e soprattutto Padova. Con lui nasce il moderno
concetto di malattia.
La malattia considerata come
la rottura del normale equilibrio dell’organismo
dovuta ad alterazione della struttura o funzione
di uno più organi danneggiati da agenti
esterni o interni e che si manifesta con segni
e sintomi caratteristici era un concetto fino
ad allora sconosciuto, a parte qualche intuizione
geniale ma rimasta tale. Con conseguenze negative
soprattutto sotto due aspetti: impossibilità
di prevenire alcune patologie quali quelle infettive
responsabili di epidemie che hanno falcidiato
l'umanità e impossibilità di prescrivere
terapie causali.
In realtà, per molte
patologie il rapporto causa-effetto risultava
comunque evidente, come negli episodi traumatici
in cui l’evento vulnerante determinava sintomi
e segni immediatamente palesi sulle strutture
esterne e quindi visibili del corpo: contusioni,
ferite, emorragie, fratture. Ma anche su quelle
interne, come era possibile osservare nella traumatologia
aperta addominale e toracica, da sempre molto
frequente per gli eventi bellici che hanno ininterrottamente
segnato la storia dell’uomo.
In molti altri casi, invece,
anche se i segni della malattia risultavano evidenti
(tumefazioni erniarie, gozzi tiroidei , tumori
cutanei, varici e varicoceli, etc.), la loro eziologia
rimaneva sconosciuta. In ogni caso, sarà
stata appunto questa evidenza a sollecitare una
risposta terapeutica, prima "istintiva"
e poi più ragionata, che nel corso dei
secoli costituirà la base empirica su cui
poggia tutta la chirurgia antica.
Scheletri risalenti all’epoca
del neolitico mostrano esiti di fratture consolidate
e di trapanazioni craniche con segni di rigenerazione
ossea, testimonianza di interventi seguiti da
guarigione.
Cranio con foro da trapanazioneCosì la
storia documentata più antica, risalente
a circa tremila anni fa, ci tramanda una chirurgia
in grado di utilizzare tecniche e strumenti sempre
più sofisticati, con utilizzo strumentale
di leghe metalliche, e chirurghi dotati di straordinaria
abilità manuale.
Una chirurgia quindi arte ancestrale,
straordinariamente efficace nella sua praticità
ma relegata ad un ruolo subalterno rispetto alla
medicina. Così, come è possibile
osservare in tutte le antiche civiltà,
mentre la figura professionale del medico (il
quale, incapace di spiegare la malattia, per giustificarla
doveva necessariamente attingere a nozioni filosofiche,
astrologiche, religiose, esoteriche che comunque
lo lasciavano impotente sotto l’aspetto
terapeutico) finì con l’identificarsi
in quelle nobili di sacerdote, astrologo, filosofo
o esoteriche di mago, sciamano, stregone, all’altro
estremo si collocava il chirurgo, capace di guarire
alcune patologie e di spiegarne molte, ma relegato
tra le categorie volgari, quelle che praticavano
le arti minori, spesso considerate sconvenienti.
Un antagonismo evidente già
nel giuramento di Ippocrate, che vieterà
tassativamente di ‘praticare il taglio della
pietra’, la litotomia, ritenuta atto chirurgico
indegno di un medico, o che vedrà la Chiesa
medioevale avocare a sé la medicina rifiutando
in modo assoluto la pratica chirurgica perché
cruenta e spregevole, per arrivare alla fine del
XVII secolo quando ancora accadeva che un chirurgo,
passando a studiare medicina per emancipare la
propria condizione, era obbligato a sottoscrivere
un atto notarile con il quale si impegnava a non
praticare più atti operatori!
La storia della chirurgia può
essere distinta, sia pure arbitrariamente, in
tre fasi storiche: