La radiologia è la branca
della medicina che si occupa di fornire immagini
(vere, ricostruite o virtuali) dell'interno del
corpo umano, allo scopo di fornire informazioni
utili alla diagnosi.
Per tal motivo si parla anche di radiodiagnostica.
La radiologia sfrutta essenzialmente
i raggi X, quindi oggetto della radiodiagnostica
sono
-
radiografia
convenzionale
-
radiografia
computerizzata o RC
-
stratigrafia
o tomografia
-
tomografia
computerizzata
-
fluoroscopia
-
fluorangioscopia
-
angiografia
-
linfografia
o linfangiografia
-
scialografia
o sialografia
-
mammografia
Altre tecniche diagnostiche di immagine, come l'ecografia,
l'imaging a risonanza magnetica e la medicina nucleare,
non fanno parte del corpus radiologico, sebbene
fino a poco tempo fa venissero insegnate tutte durante
il corso di Specialità in Radiodiagnostica.
Attualmente, nel caso dell'ecografia e della risonanza
magnetica, non è necessario che il medico
operatore possegga il diploma di specialità.
Mentre per la tomografia ad emissione di positroni
e la tomografia ad emissione di fotone singolo occorre
il diploma di specialità in Medicina nucleare.
Storia
Storicamente nasce qualche
anno dopo la scoperta dei raggi X da parte di
Wilhelm Conrad Röntgen, avvenuta nel 1895.
Nel 1896 Antoine Henri Becquerel scopre la radioattività
naturale dell’uranio. Nel 1898 Marie e Pierre
Curie scoprono la radioattività del polonio
e del radio. Fino alla seconda metà del
XX secolo, la radiologia restava l'unico metodo
di esplorazione indiretto dell'interno del paziente;
sul finire del 1900 vennero inventate ed assorbite
nella branca radiologica altre tecniche di esplorazione
non basate sull'utilizzo di radiazioni ionizzanti.
Per questo motivo, pur restando il nome "radiologia"
come indicativo delle indagini interne, talvolta
oggi si preferisce la terminologia diagnostica
per immagini. Le immagini da raggi X sono ottenute
generando, appunto, un potente fascio di raggi
X e facendolo passare attraverso il corpo del
paziente. Tali raggi possono essere assorbiti
dai tessuti del paziente, deviati dagli urti con
gli atomi del corpo, o passare indisturbati e
le frazioni in gioco dipendono dall'energia dei
raggi utilizzati e dal tipo di tessuto irradiato.
Il fascio uscente dal paziente deve essere reso
visibile; per questo motivo, nella prima metà
del 1900 venivano usati opportuni strati di fosfori
su vetro (fluoroscopia): i raggi X colpivano lo
strato, che emetteva luce ed il radiologo, di
fronte al paziente (e al fascio di radiazione),
osservava quanto visibile sul vetro. Questa geometria,
date le quasi nulle protezioni dalle radiazioni,
generò molti casi di morte tra i radiologi.
La situazione migliorò notevolmente con
l'uso di film fotografici messi a contatto con
il paziente, all'interno di speciali contenitori
che nascondevano il film alla luce. Impressionati
dai raggi X, tali film (lastre) venivano poi sviluppati,
tramite un procedimento fotografico; questo permetteva
al radiologo di osservare con calma la radiografia,
senza problemi di radiazione, su uno schermo illuminato
in modo uniforme (negativoscopio o diafanoscopio).
Nella seconda metà del 1900 vennero introdotti
schermi al tungstato di calcio da parte della
francese Dupont, in grado di convertire i raggi
X in luce: se posti a contatto con il film, dopo
lo sviluppo, si aveva una radiografia, che da
un lato era un po' meno definita nei dettagli,
ma che in compenso permetteva di avere un'immagine
con una dose di radiazioni ridotta almeno di un
fattore 10, con riduzione del rischio per il paziente.
Il film poteva anche essere sensibile su entrambe
le facce, ciascuna a contatto con un schermo,
in modo da ridurre ulteriormente la dose. La situazione
è ulteriormente migliorata negli anni 1960,
con l'introduzione di schermi alle "Terre
rare" (ossisolfuro di gadolinio) da parte
dell'italiana Ferrania Technologies: l'efficienza
aumentò e in corrispondenza la dose per
esame fornita al paziente diminuì ulteriormente.
Ulteriori perfezionamenti riguardarono sia il
film (aumento della qualità dell'immagine,
sviluppo a tempi ridotti) che gli schermi di rinforzo
(aumento dell'efficienza), portando questi sistemi
vicini al limite tecnologico. Negli anni '30 il
radiologo italiano Alessandro Vallebona ha proposto
una metodica per rappresentare un solo strato
del corpo sulla pellicola radiografica: questo
esame porta il nome di stratigrafia. Sfruttando
principi di geometria proiettiva, con la pendolazione
del tubo radiogeno, tutti i piani al di sopra
e al di sotto dello strato di interesse vengono
eliminati. La stratigrafia ha rappresentato fino
alla metà degli anni '80 uno dei pilastri
della diagnostica radiologica, ma grazie all'avvento
del calcolatore è stata progressivamente
soppiantata.
Terapia
Oltre ad occuparsi di
diagnostica, la radiologia permette di eseguire
terapie mediche e interventi chirurgici o endoscopici.
Informatizzazione
Per la quantità
di dati da gestire, la radiologia è stata
storicamente fra i primi servizi ospedalieri a
dotarsi di sistemi informatici:
- Per la gestione dei dati dei
pazienti (RIS)
- Per la gestione delle immagini
(PACS)
Radiologia pediatrica
La Radiologia pediatrica
è la branca della radiologia che si occupa
della diagnostica per immagini in ambito pediatrico:
tale specialità nasce dall'esigenza che
l'indagine radiologica nei bambini venga condotta
con criteri diversi da quella degli adulti, sia
per differenze morfologiche e anatomo-radiologiche,
sia per evidenti problemi di tipo protezionistico.
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